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Gender:
Male
Places:
Birth:
11 March 1908(Livorno, Province of Livorno, Tuscany, Italy)
Death:
8 July 1944(Ozegna, Province of Turin, Piedmont, Italy)
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Introduction Biografia Onorificenze Note Bibliografia Voci correlate Altri progetti
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Biography

Introduction

Umberto Mario Adriano Bardelli (Livorno, 11 marzo 1908 – Ozegna, 8 luglio 1944) è stato un ufficiale italiano.

È stato ufficiale del Genio Navale la Regia Marina e, dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943 della Marina Nazionale della R.S.I.. Inquadrato nella X MAS, comandò il Battaglione "Barbarigo" sul fronte di Anzio. Decorato con la Medaglia d'oro al valor militare della Repubblica Sociale Italiana alla memoria.

Biografia

Umberto Bardelli negli anni '30

Nacque a Livorno l'11 marzo 1908, figlio di Artemisio e Emma Cristiani, dopo aver frequentato il ginnasio l'18 ottobre 1924 entrò nella Regia Accademia Navale di Livorno come Allievo Ufficiale macchinista. Al termine del corso entrò nel C.R.E.M., come volontario con ferma di quattro anni. Dall'8 luglio 1925 al 12 febbraio 1930 fu imbarcato in successione sull'incrociatore corazzato Francesco Ferruccio, sull'incrociatore scuola Amerigo Vespucci, sull'incrociatore corazzato Pisa e sulla nave appoggio sommergibili Pacinotti. Nel febbraio 1930 si imbarcò sull'incrociatore pesante Trieste, e il 10 luglio è nominato Tenente del Genio Navale, frequentando poi la Scuola di Ingegneria Navale di Genova, per venire assegnato all'Ufficio del Genio Navale di Trieste.

Nel novembre 1932 si imbarcò per la prima volta su di un sommergibile, il Toti, per passare poi, il 1 marzo 1933, sul Menotti, e dal 16 novembre dello stesso anno sullo Speri. Nell' ottobre 1934 sposò la signorina Luigia Maresca, che gli darà una figlia, Serena, e nel luglio 1936 viene nominato Capitano del Genio Navale, per imbarcasi quindi sul sommergibile Fratelli Bandiera. Dopo una parentesi a Massaua, nel Mar Rosso, il 15 dicembre 1937 viene destinato a Taranto, dove prende parte all'allestimento del Benedetto Brin, un sommergibile appartenente alla classe Marcello. Nel febbraio 1938 vi è il trasferimento a Monfalcone per seguire l'allestimento del sommergibile Giacomo Nani; come Capo Servizio del Genio Navale è imbarcato su varie unità sommergibili fino al maggio del 1940 presentandosi allo scoppio della guerra come uno dei più esperti ufficiali del Genio Navale della Regia Marina.

La seconda guerra mondiale

Umberto Bardelli con Junio Valerio Borghese nell'aprile del 1944 sul fronte di Nettuno, pochi mesi prima della morte

Allo scoppio delle ostilità, il 10 giugno del 1940, si trovava imbarcato sul sommergibile posamine Zoea, che fu impiegato in missioni di trasporto munizioni verso l'Africa settentrionale italiana e posa di mine. Per la sua partecipazione ad una missione di posa mine navali della acque palestinesi fu decorato con la medaglia di bronzo al valor militare.

Rimase sul teatro di operazioni del Mediterraneo orientale fino all' ottobre dello stesso anno quando passò a bordo del Benedetto Brin, al comando del tenente di vascello Longanesi Cattani, sul quale, il 25 ottobre, oltrepassò lo stretto di Gibilterra in immersione per la raggiungere la base atlantica di Bordeaux (BETASOM). Durante la navigazione il Brin rimase danneggiato, e si rifugiò a Tangeri per eseguire le necessarie riparazioni.

Nel febbraio 1941 si imbarco come direttore di macchina sul Reginaldo Giuliani, che nel mese di marzo si trasferì presso la base germanica di Gotenhafen per un lungo periodo di addestramento al combattimento nell'Oceano Atlantico, assegnato alla sezione di tattica italiana (Marigammason). Rimase in Germania fino al febbraio 1942, rientrando in Patria in quanto assegnato all'Ufficio Allestimento Sommergibili di Taranto (marzo-ottobre 1942). Promosso Maggiore del Genio Navale il 18 ottobre 1942, si imbarcò il 21 successivo sulla nave da battaglia Vittorio Veneto, per passare il 6 dicembre sul cacciatorpediniere Bombardiere, ma già il 28 dicembre rientrò sulla Vittorio Veneto. Decorato con la Croce di guerra al valor militare, dal 22 maggio 1943 e fino al 31 agosto dello stesso anno fu imbarcato sull'incrociatore leggero Scipione Africano di stanza a La Spezia e poi a Genova. A bordo dell'incrociatore prese al forzamento dello stretto di Messina (Operazione Scilla) nei confronti delle unità leggere anglo-americane che lo pattugliavano a seguito degli eventi bellici in Sicilia del luglio 1943 riuscendo a raggiungere la base di Taranto.

Sbarcato dallo Scipione Africano il 31 agosto andò in licenza, raggiungendo la famiglia a Laurana, dove lo colse l'armistizio dell'8 settembre 1943. Raggiunta Trieste si mise in un primo tempo a disposizione delle autorità militari tedesche, e poi Pola. Qualche tempo dopo, saputo che il comandante Junio Valerio Borghese stava riorganizzando la Xª Flottiglia MAS sotto le insegne della Repubblica Sociale Italiana, partì da Trieste per raggiungere la caserma del Muggiano, La Spezia, al comando di una piccola autocolonna che trasportava militari e materiale sottratto all'arsenale di Pola. Godendo della piena fiducia di Borghese si dedicò subito, con il grado di capitano di corvetta, all'organizzazione di una prima unità di fanteria di marina, il battaglione "Maestrale", poi ridenominato "Barbarigo"

Passato al comando del Battaglione "Barbarigo", il 20 febbraio 1944 alla testa del suo reparto partì per la zona di operazioni, venendo rischierato ad Anzio/Nettuno. Rimase in zona di operazioni fino al 27 aprile, passando quindi al comando del 1º Reggimento fanteria di marina "San Marco". Rientrò nel nord Italia il 4 giugno raggiungendo la zona di Viverone, nelle vicinanze di Ivrea, per ricostituire il reggimento, decimato dai combattimenti.

La morte

La diserzione di un ufficiale del battaglione "Sagittario" allora di stanza ad Agliè, che tentò di raggiungere con la cassa del reparto la città di Torino provocò il suo diretto intervento. Nel pomeriggio dell'8 luglio 1944, a Ozegna, una frazione a sud di Cuorgnè (Torino), raggiunse alla testa di reparto motorizzato della Decima Mas la piazza del paese per discutere uno scambio di prigionieri. Si trattava di una quarantina di Marò del Battaglione "Barbarigo" reduci dal fronte di Nettuno, che iniziarono a parlamentare con il comandante dei partigiani Piero Urati. Dopo pochi minuti nella piazza si abbatté sugli ignari Marò una tempesta di fuoco, proveniente dai numerosi partigiani che avevano circondato di nascosto gli uomini della Decima, e che avevano tra l'altro precedentemente tolto i caricatori dai MAB per dimostrare il carattere pacifico della loro missione. Nonostante un tentativo di resistenza da lui organizzato i partigiani ebbero il sopravvento sugli uomini della "Decima", ed egli fu uno dei primi a cadere. L'imboscata tesa dai partigiani costò ai marò nove morti e numerosi feriti mentre 29 furono fatti prigionieri. Perirono anche tre partigiani e un civile. Il giorno successivo giunse ad Onegna alla testa di un reparto il comandante Borghese che, nonostante le insistenze di alcuni sottoposti, impedì qualsiasi tipo di rappresaglia contro la popolazione di Ozegna. I funerali dei caduti furono celebrati a Ivrea il 14 luglio. Nei primi giorni dell'ottobre 1944, il battaglione "Barbarigo" mosse all'attacco dei partigiani attestati nella zona di Rimordono (Torino). I marò sbaragliarono le formazioni avversarie, costringendo le bande a riparare in territorio francese. La salma di Bardelli sarà poi seppellita nella tomba Duelli al Verano, assieme a molti dei suoi Marò, e quindi traslata il 16 giugno 2005 al Campo della Memoria, divenuto Cimitero Militare, di Nettuno dove riposerà circondata dai Caduti del battaglione "Barbarigo".

Il governo della Repubblica Sociale Italiana conferì al Comandante Bardelli la Medaglia d’oro al valor militare alla memoria. Tale decorazione non è mai stata riconosciuta della Repubblica Italiana.

Onorificenze

Medaglia di bronzo al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia di bronzo al valor militare
«Direttore di macchina di sommergibili posamine, durante un’ardita missione svolta in prossimità di una base nemica e conclusa con la posa di uno sbarramento, coadiuvava con esemplare serenità d’animo, perizia e coraggio il suo Comandante, contribuendo efficacemente con la sua opera fattiva a sormontare gravi difficoltà causate da avarie del materiale. Mediterraneo Orientale, 7-22 ottobre 1940-XVIII.»
— Determinazione del 10 febbraio 1941.
Medaglia di bronzo al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia di bronzo al valor militare
«Capo Servizio G.N. di Incrociatore leggero in una missione particolarmente rischiosa, assicurava con la propria opera competente ed esperta il felice esito della missione stessa. Attaccata l’unità di notte da motosiluranti nemiche, era di esempio agli inferiori, con coraggio e serenità, contribuendo così al vittorioso esito dell’azione, che portò all’annientamento di tre delle quattro unità attaccanti»
— Determinazione del 17 agosto 1943.
croce di guerra al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria croce di guerra al valor militare
«Direttore di macchina di sommergibile, partecipava a numerose missioni dando prova di costante combattività, spirito di sacrificio ed elevato sentimento del dovere.»
— Determinazione del 13 giugno 1943.
Medaglia commemorativa della spedizione in Albania - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa della spedizione in Albania
Medaglia d'oro al valor militare (Repubblica Sociale Italiana) - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro al valor militare (Repubblica Sociale Italiana)
«Ufficiale superiore di belle qualità e di provata esperienza, sorretto da uno slancio e da una fede senza limiti, tre volte decorato al valore; primo comandante del Barbarigo, che per sua travolgente iniziativa per primo si allineò con gli alleati germanici sulla testa di ponte di Nettuno, si recava volontariamente e coscientemente con le esigue forze in una zona notoriamente infestata da bande ribelli. Giunto nella piazzetta del paese di Ozegna cercò di esercitare opera di persuasione sugli sbandati deprecando la lotta fratricida voluta e sovvenzionata dall’oro dei nemici della Patria. Circondato a tradimento insieme ai suoi pochi uomini da forze preponderanti che gli intimavano la resa rispondeva con un netto rifiuto e fatto segno a violentissimo fuoco di armi automatiche postate agli sbocchi delle vie di accesso alla piazza si batteva con leonino furore incitando continuamente i pochi uomini di cui disponeva. Colpito una prima volta al braccio continuava a sparare con una mano sola, colpito una seconda volta ad una gamba continuava a far fuoco sino all’esaurimento delle munizioni. Nuovamente colpito cadeva falciato da una raffica al petto con il nome d’Italia sulle labbra. Fulgido esempio di eroismo, di altissimo senso dell’onore, di attaccamento al dovere e di dedizione completa alla Patria adorata. Ozegna, 8 luglio 1944.»

Note

Bibliografia

Periodici

Voci correlate

  • Xª Flottiglia MAS (RSI)

Altri progetti

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