

Introduction
Pierre Pascal (Lilla, 16 aprile 1909 – Roma, 13 gennaio 1990) è stato un poeta, saggista, iranista e traduttore francese.
Biografia
Discendente del marchese Alexandre Gonsse de Rougeville e figlio del chimico Paul Pascal, si appassionò alla poesia giapponese dopo aver trascorso, adolescente, un anno in Giappone al seguito del padre.
Studiò inizialmente da notaio, quindi letteratura e storia alla Sorbonne. Frequentò in seguito l'École des Langues Orientales e si dedicò alle arti marziali.
Intraprese la carriera militare come ufficiale nella Legione straniera; nel 1927 incontrò Charles Maurras, del quale divenne sostenitore e discepolo per tutta la vita.
Esperto di cultura classica e giapponese, fondò nel 1934 la rivista Les cahiers de L'Eurydice (a cui collaborarono anche Paul Valéry, Charles Maurras, Pierre de Nolhac, Henri de Régnier) e in seguito divenne direttore delle Éditions du Trident, le cui pubblicazioni iniziarono a Parigi e proseguirono a La Spezia.
Scrisse una quindicina di opere tra raccolte di poesie epiche, come Ode alla terza Roma del 1935, in cui esprimeva il proprio favore per il fascismo, e lavori su Maurras e André Chénier. Collaborò con Dante (rivista italiana pubblicata a Parigi), L’Âge Nouveau e La Phalange.
Nel 1935 Maurras suggerì al ministro degli esteri francese, Pierre Laval, il nome di Pascal, che aveva il vantaggio di parlare fluentemente italiano, per tentare un'azione diplomatica che avrà come risultato l'accordo Mussolini-Laval.
Nell'aprile 1936, accolse l'invito del ministro Giuseppe Bottai rivolto a lui, a Philippe de Zara e a Daniel-Rops, quali «rappresentanti delle varie tendenze delle giovani generazioni», a tenere conferenze in Italia; all'Istituto fascista di cultura di Roma tenne la conferenza "L'esprit au service de la Cité". Nel 1937 vinse un premio dell'Académie française per alcuni suoi versi che furono anche imbullonati sulle torrette dell'incrociatore Dunkerque.
Aderì al governo di Vichy, durante il quale fu direttore della radio La Voix de la France. Su L'Appel, nel novembre 1942, auspicò la condanna a morte di Jean Paulhan, Francois Mauriac e Jean Guéhenno. Caduto il governo, riparò in Italia, una volta lasciato il Castello di Sigmaringen, sede del governo di Pétain. Nel frattempo fu condannato a morte per contumacia.
Fuga in Italia
| « Chi scrive si riterrebbe disonorato se non avesse avuto il suo nome scritto ad inchiostro rosso da Aragon, bastardo del questore Lépine, sulla lista delle proscrizioni del 1945, e in ordine alfabetico, dopo quelli di Charles Maurras e di Henry de Montherlant. Questo significa essere conosciuti per ritrovarsi fra coloro che hanno tradito: sì, traditori del permanente Tradimento! » |
Nell'aprile 1945 trovò rifugio nella Repubblica di Salò e, grazie a Mussolini (del quale raccolse l'ultima intervista), a Gardone Riviera presso il Vittoriale degli italiani. Grande ammiratore e amico di Gabriele D'Annunzio, collaborò a mettere in salvo le lettere d'amore del poeta italiano. A Roma, trovò ospitalità nella Villa Gangalandi del principe Lancellotti.
Nel dopoguerra venne nominato Cancelliere dell'Ambasciata Imperiale dell'Iran presso la Santa Sede, dove rimase circa dieci anni. Nel 1958 fondò a Roma, nella sede dell'Agenzia Italia di Umberto Ortolani, la casa editrice Éditions du Cœur Fidèle, emanazione di una «Legio Fidelis» con l'architetto Luigi Moretti, che si occupò della realizzazione grafica, e Yvon De Begnac.
Fu amico di René Guénon, Yukio Mishima e di Henry de Montherlant; in ricordo di Mishima e Montherlant compose due odi. Incontrò più volte Padre Pio da Pietrelcina e ne riassunse la vita nella seguente affermazione: «un miracolo di obbedienza». Fu ammesso, unico europeo, all'Accademia Hanlin (翰林院) o della "Foresta dei Pennelli".
Nel 1950 pubblicò una raccolta di 55 haïkaïs e tankas, In morte di un Samurai, in ricordo del generale Tōjō, giustiziato per impiccagione a Tokyo il 23 dicembre 1948. L'opera fu musicata da Maurice Delage per baritono e orchestra da camera.
Collaborò con Nouvelle École, Lecture et tradition, La Destra, Arthos, Labrys.
L'opera di traduttore
A Roma fu anche bibliotecario del Pontificio Seminario Francese e svolse la professione di traduttore. Entrò in contatto con Julius Evola, del quale divenne amico e traduttore per il francese. A Pascal si deve la prima traduzione francese – un accurato lavoro di ricostruzione filologica – delle Quartine del poeta persiano ʿUmar Khayyām. L'edizione si basa principalmente su un manoscritto conservato alla biblioteca dell'Università di Cambridge, insieme al Chester Beatty di Dublino (il codex kahyyamien di Mohammad Ali Foroughi) e a due manoscritti conservati presso la Bibliothèque National di Parigi. Nel 1967 pubblicò una parafrasi in versi del Libro di Giobbe, preceduta da uno studio inedito di Chesterton, scritto nel 1932 appositamente per Pascal. Per le edizioni del Mercure de France, tradusse lo scritto autobiografico di Benito Mussolini Parlo con Bruno (dedicato al figlio aviatore deceduto in un incidente aereo), i Sonetti di Michelangelo Buonarroti, i poemi di Edgar Allan Poe e le poesie di Emily Brontë. Nel 1970 fece rappresentare a Parigi, al Théâtre de la Ville, con lo pseudonimo di Pierre de Rougeville, un suo adattamento teatrale del Cantico dei Cantici.
È sepolto al Cimitero del Verano nella cappella dei Caetani Lovatelli. Sulla lapide è scritto: «Poeta e scrittore in esilio».
Poetica
Una delle maggiori ambizioni di Pierre Pascal fu di rinnovare nella sua poesia la tradizione dei poeti civici (Pindaro, Orazio, Ronsard, Malherbe, Chénier, Lamartine, Hugo) distanziandosi da quei poeti che possono vivere – sull'esempio della Pléiade e dei Symbolistes – anche nel mezzo delle guerre di religione e dei più violenti dibattimenti, unicamente occupati dai loro rosai e dai loro amori. Pascal non ha temuto l'attualità politica.
Nonostante ciò – l'osservazione è di Xavier de Magallon – «mai la sua poesia è scesa al livello degli avvenimenti da cui è scaturita». Ciò che ha cantato, con una foga sincera e sapiente, e che è valso alla sua Sibylle d’Erythrée di apparire allo stesso tempo in lingua originale e in traduzione italiana, è la necessità dell'unione latina e l'amore nei confronti di una patria che, come affermava d'Annunzio, «va dalle Fiandre francesi al mare di Sicilia».
La poesia di Pascal è di una ricchezza sorprendente per vocabolario, immagini, apostrofi, invocazioni, prosopopee. Le sue strofe ricordano spesso le Odes di Ronsard per la prodigalità e il groviglio dei ricordi e talvolta per l'oscurità dell'erudizione mitologica.
Premi
- 1935 - Prix Paul Verlaine de la Maison de la poésie.
- 1936 - Prix Saint-Cricq-Theis de l'Académie française per Dunkerque, croiseur cuirassé.
- 1940 - Prix Max Barthou de l'Académie française.
Opere
Poesia
Studi dannnunziani
Vari
Curatele, prefazioni e traduzioni
Note
Bibliografia
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Altri progetti
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Collegamenti esterni
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